Che siano icone del mondo dello spettacolo oppure persone “comuni” ritratte mentre svolgono il loro lavoro non è la componente decisiva delle opere di Pasquale De Sensi. I lavori di questo artista ci pongono dinanzi a sottili elaborati semantici, quasi sempre i soggetti di De Sensi ritraggono volti dall’espressione cancellata da pennellate di colore o da solidi geometrici. Vere e proprie narrazioni (di storie) in cui veniamo catturati inesorabilmente da un sorriso, da un ghigno, da una bambina con tentacoli di polpo al posto degli arti inferiori, oppure da un uomo con la testa da rettile che abbraccia altri due compagni i cui visi sono ridotti a fette da pennellate di colore nero. Tutto ciò avviene in un contesto diverso da quello originale, negli intrecci semantici di Pasquale fanno da sfondo lettere capovolte o caratteri runici - come accade nel racconto di Viaggio al centro della terra di Jules Verne - che diventano parte integrante dell’opera e ci pongono degli interrogativi, caratterizzando l’opera con una vastità di significati non sempre espliciti. Come nei lavori dell’artista surrealista Renè Magritte significato e significante hanno un rapporto del tutto soggettivo e possono essere rimessi in gioco nella realtà.

In Post-Ever - mostra in Piscinacomunale (Mi) - scrivevo: “l’immenso archivio fotografico di De Sensi viene da lui reinterpretato, le sue elaborazioni si traducono in collage di matrice ironica volte a smascherare la realtà”. Ma oggi qualcosa si è nuovamente mutato nelle sue opere, infatti lartista sostiene della sua ultima serie di lavori Hollow Land:  “gli interventi si fanno più invasivi e, agli attributi segnici e simbolici, si aggiunge una marcata impronta gestuale, una scrittura indecifrabile che nega apertamente la possibilità di determinare il significato preciso di un'immagine”. I lavori più recenti di De Sensi vivono una tensione espressiva dello spazio dettata da volti celati dietro un segno o da corpi cancellati e i cui sfondi sono stratificazioni pittoriche dense di simboli.

In Hollow land #26 (never after) una donna, nell’atto di compiere un tuffo, ha delle pesanti ramificazioni ai suoi piedi e dagli occhi le spuntano tre coni (dal rimando a Post-Ever) che le impediscono di vedere, tutto questo ci dà un senso di disorientamento e timore per quello che le potrebbe accadere. Nello stesso momento, in quest’ultima opera, ci pervadono diverse sensazioni come leggerezza, pesantezza e pericolo. In Pasquale De Sensi notiamo, oltre a un approccio espressivo, un fare arte in cui è forte la sensazione di horror psicologico e il non-sapere del protagonista della scena ci contagia facendoci ricercare una risposta sul “come andrà a finire”.

Olga Sgobio